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Si è svolto a Roma il 22 ottobre 2009, presso la sede della Regione Lazio, un interessante Tavola Rotonda organizzata dall’ U.I.C. (Unione italiana ciechi e ipovedenti) sul tema degli audiolibri in generale e per i disabili visivi in particolare. Si è discusso dello stato dell’arte riguardo gli audiolibri, sul nuovo mercato che si sta aprendo, sulle tecnologie impiegate per l‘ascolto e sull’editoria.
Tra gli altri sono intervenuti: Enzo Tioli, vicepresidente dell’U.I.C. e direttore del Centro del Libro Parlato dell’associazione, Giacomo Elmi, capo servizio dello stesso Centro, e Viktoria von Schirach della casa editrice Emons audiolibri.
Qui sotto abbiamo riportato gli articoli apparsi sul magazine on line dell’INAIL www.superabile.it , il contact center integrato per la disabilità, a cura di Giovanni Augello.

Audiolibri, ancora ritardi. Ma il mercato offre sviluppi interessanti
Autori, editori e rappresentanti di Unione italiana ciechi e ipovedenti si sono trovati riuniti in occasione della tavola rotonda “Dal Braille al formato elettronico: la fruizione e l’interpretazione, il mercato. Quali mediazioni?”.
Uic: “Ora gli editori facciano la loro parte”
ROMA – Il futuro della letteratura non è mai stato così sbilanciato verso l’accessibilità. La distanza tra l’era della carta stampata e quella del formato elettronico si sta riducendo, e con essa migliorano di anno in anno le prospettive di libri accessibili non solo ai non vedenti, ma a tutti coloro che hanno difficoltà nella lettura. Per la prima volta a Roma, ieri mattina presso la sede della Regione Lazio, editori e attori insieme ai rappresentanti dell’Unione italiana ciechi e degli ipovedenti si sono riuniti in occasione della tavola rotonda “Dal Braille al formato elettronico: la fruizione e l’interpretazione, il mercato. Quali mediazioni?”. Un’occasione, voluta dalla stessa Uic per discutere sullo stato dell’arte riguardo agli audiolibri, sul mercato attuale e sulle prospettive future, sia in campo tecnologico che dell’editoria.
Anche se il formato elettronico dei libri sta poco alla volta sostituendo il formato in Braille rendendone più semplice la fruizione, sono ancora forti i ritardi di alcuni grandi editori ed è ancora tutta da giocare la partita dei diritti d’autore. Ma il mercato potrebbe avere degli sviluppi interessanti soprattutto in questo campo. “Il libro parlato non serve soltanto alle persone con disabilità visiva – ha spiegato Enzo Tioli, vicepresidente nazionale dell’Unione ciechi -, ma anche alle altre persone che hanno difficoltà con la lettura. In questo modo il numero degli utenti diventa più alto, perché non sono solo i non vedenti i possibili acquirenti. La platea dei possibili utenti è molto più ampia”. E il successo di un libro letto “ad alta voce”, come direbbe Daniel Pennac, ricade anche sulla sua versione stampata. Secondo Dario Pappalardo, giornalista di Repubblica, lo dimostra il fatto che l’ascolto dei libri nei nostri giorni ha avuto un successo inaspettato e si gnificativo. È il caso della lettura della Divina Commedia da parte di Roberto Benigni. Dopo i suoi spettacoli, spiega il giornalista, sono aumentate le vendite in tutte le librerie di un libro che si è soliti pensare prettamente scolastico.
Ma ancora oggi, la produzione di un libro parlato non è così semplice. “Arrivare alla lettura – ha detto Tioli – richiede un percorso complesso. Uno dei problemi che abbiamo è quello di individuare i libri da leggere. Oggi ci sono ottime bibliografie ma sono ancora insufficienti. Servono persone esperte, una commissione per scegliere i libri”. Poi, dopo la produzione del libro parlato, c’è l’ostacolo della distribuzione. “In questo periodo stiamo sperimentano la trasmissione on-line – ha continuato Tioli -. Stiamo lavorando su tecnologie migliori. Un esperimento che stiamo tentando attraverso le sezioni dell’Unione ciechi per la diffusione degli audio libri”. L’impatto delle nuove tecnologie, però, è stato significativo e ha risolto problemi che fino a qualche anno fa era difficile pensare di superare. “Le nuove tecnologie hanno portato la portabilità dei libri – ha aggiunto Giuliano Frittelli, dell’Unione ciechi -. I miei i libri in Braille erano enormi, poi si è pas sati alle audiocassette ed oggi ai compact disc. Adesso posso portare i libri ovunque”.
Per l’Unione ciechi, agevolare la lettura dei libri è una operazione culturale a tutti gli effetti perchè le nuove tecnologie, come ha spiegato Tioli, danno oggi “il modo di contribuire in maniera valida alla diffusione della cultura”. Nel confronto di ieri mattina, anche l’ipotesi di incentivi per agevolare la vendita e la produzione di audiolibri, ma per l’Unione ciechi sono gli editori, adesso, a dover fare la loro parte. “Occorre che gli editori abbiano coraggio – ha detto a margine della tavola rotonda Frittelli – e diano a tutti la possibilità di scegliere quale formato sia il migliore per le proprie esigenze. Stando attenti, però, che i formati dei testi possano essere trasportabili e facilmente leggibili da qualsiasi strumento e non di legarli al possesso di uno specifico lettore”. Se il futuro degli audiolibri è roseo, lo stesso non si può dire per gli educatori specializzati che operano al fianco dei non vedenti. ” In questo momento – spiega Cecilia Bonaccorsi Pimpinelli, presidente dell’associazione Con i miei occhi – gli educatori specializzati sono in una situazione lavorativa estremamente precaria. Oggi le famiglie rischiano di perdere la metà di loro. Occorre fare in modo che questi mezzi siano supportati anche dal lavoro degli educatori”.
Audiolibri, incentivi per le librerie e piccoli editori
Viktoria von Schirach (Emons): “Il problema dell’audiolibro è che non lo si può sfogliare, se si riuscissero a mettere nelle librerie delle stazioni d’ascolto dove è possibile ascoltare, la scelta sarebbe facilitata”
ROMA – Gli incentivi per librerie e piccoli editori di audiolibri potrebbero favorire la distribuzione, ma i diritti d’autore restano l’inamovibile ostacolo alla loro completa diffusione. Per Viktoria von Schirach, direttrice della casa editrice di audiolibri Emons, intervenuta ieri mattina a Roma alla tavola rotonda organizzata dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, un impegno concreto da parte delle istituzioni potrebbe essere l’occasione giusta per migliorare la conoscenza del libro parlato. “Si è parlato di incentivi per le librerie, per creare dei reparti per l’audiolibro – ha commentato al termine della tavola rotonda von Schirach -: potrebbe essere una reale chance per la diffusione. Il problema dell’audiolibro è che non lo si può sfogliare, se si riuscissero a mettere nelle librerie delle stazioni d’ascolto dove è possibile ascoltare, la scelta di un audiolibro potrebbe essere facilitata. Ma questo ha dei costi che né le librerie, né i piccoli edito ri possono sostenere”.
In Italia ad oggi ci sono una decina di editori di audiolibri. Un settore ancora circoscritto e con tirature molto basse. “Abbiamo dei costi fissi per la produzione di un audiolibro superiori di quelli di un libro stampato – ha spiegato von Schirach -: la registrazione, lo speaker, l’editor del materiale, in compenso abbiamo delle tirature molto più limitate. Gli editori dicono che il rapporto fra i costi di produzione e il prezzo finale deve essere uno a otto, per noi se tutto va bene siamo ad uno a quattro. Quindi ci guadagniamo la metà e con una tiratura più bassa. Per noi è molto difficile recuperare i costi, per non parlare poi del guadagno”. Nonostante i maggiori costi, però, non mancano le soddisfazioni. “Come azienda siamo decisamente in crescita, abbiamo aumentato il fatturato l’anno scorso, raddoppiato in un anno. Esistiamo da tre anni e questo è già un ottimo risultato”.
Il problema dei diritti d’autore, però, resta ancora da risolvere. “Per fortuna non tutti gli editori sono uguali – ha spiegato von Schirach -. Ci sono editori che ci hanno creduto dall’inizio, ci hanno dato dei diritti. Sono soprattutto piccoli editori. I grandi gruppi invece tendono a tenersi i diritti, per futuri progetti, ancora limitati. Pensano a una propria produzione e quindi non cedono niente per principio. Questo ci crea grossi problemi anche per quanto riguarda i diritti per la traduzione. Se lavoriamo con un autore straniero, possiamo comprare i diritti dall’editore straniero, però poi abbiamo bisogno di utilizzare la traduzione già esistente”.
Il “libro parlato” e il problema del diritto d’autore
È questa la vera sfida per il futuro. Ne è convinto Giacomo Elmi, capo servizio del Centro nazionale del libro parlato, intervenuto alla tavola rotonda “Dal Braille al formato elettronico: la fruizione e l’interpretazione, il mercato”
ROMA – Il libro parlato, nonostante abbia solide basi in Italia, deve ancora affrontare pienamente il problema del diritto d’autore: la vera sfida per il futuro. Ne è convinto Giacomo Elmi, capo servizio del Centro nazionale del libro parlato, intervenuto ieri mattina a Roma alla tavola rotonda “Dal Braille al formato elettronico: la fruizione e l’interpretazione, il mercato” organizzata dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Con circa 50mila titoli in catalogo e 14 centri di distribuzione sul territorio nazionale, il Centro nazionale del libro parlato ha una esperienza unica nel nostro Paese, ma oggi occorre lavorare per i nuovi progetti. “L’obiettivo che ci stiamo ponendo – ha spiegato Elmi – è quello di rendere fruibili i libri nella loro interezza e secondo modalità che permettano la totale navigabilità nel testo. Questo lo possiamo fare con i nuovi apparecchi dedicati che consentono di portarsi dietro il libro in formato audio”.
Tra le difficoltà i costi, naturalmente. “Quelli che ci riguardano direttamente sono quelli di produzione. Dalla parte dell’utenza, invece, c’è la difficoltà di reperire, acquistare e fare proprio l’hardware necessario per l’utilizzo di queste nuove tecnologie”. Nonostante alcuni software siano messi a disposizione gratuitamente dalle case produttrici, “se una persona volesse acquistare un apparecchio dedicato e trasportabile – ha spiegato Elmi – deve investire un piccolo capitale. Come Unione italiana ciechi stiamo cercando di fare acquisire queste nuove tecnologie nel nomenclatore tariffario, e renderli accessibili in totale o parziale gratuità agli utenti”. Per Elmi, però, oggi più che mai è necessario affrontare il problema del diritto d’autore. “Suppliamo in qualche modo a qualcosa per cui lo Stato non provvede in prima persona – ha detto -. Ci dà il contributo per farlo, però questo non risolve la questione del diritto d’autore”.

Giovanni Augello
(SuperAbile.it del 23-10-2009)

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