By

Intervento di Maurizio Falghera, presidente de il Narratore, al convegno di Milano del 28 maggio 2004:

Leggere con gli occhi, leggere con le orecchie?
(Lettura, Dislessia e il Libro Parlato)

“Durante la mia esperienza di produttore di audiolibri mi è spesso capitato un fenomeno curioso e sorprendente: molti degli utilizzatori di audiolibri hanno avuto degli “insight” cognitivi e cioè delle esperienze di vera e propria accelerazione dell’apprendimento della lingua italiana, sia essa la lingua madre o seconda lingua , soprattutto quando all’ascolto dell’audiolibro si accompagna, in sincronia, anche la lettura silenziosa dello stesso testo a stampa. Ho sempre supposto che accada qualche cosa di complesso nel cervello ed ho cercato di indagarne le possibili ragioni.
Partirei da un esempio molto semplice che vi propongo qui ed ora.
Prendiamo un passo molto famoso delle avventure di Pinocchio di Carlo Collodi: si tratta dell’inizio del cap. 12°, l’uscita di scena di Mangiafuoco e il successivo incontro di Pinocchio con la Volpe e il Gatto ( * vedi testo più sotto)
1) Normalmente questo brano viene letto prima di tutto in silenzio per proprio conto, come tutti i libri.
2) Può però essere letto anche ad alta voce come spesso fanno genitori o insegnanti. Adesso ve lo leggo come se lo leggesse un insegnante o un genitore che non ha una specifica competenza per questo compito…
3) Ora invece lo leggo come lo farebbe un narratore professionale che lo registra in studio con lo scopo di farne un audiolibro, tenendo presente che l’ascoltatore non solo ascolta ma anche legge contemporaneamente il testo.
Ebbene, quali sono le differenze fra questi tre modi diversi di lettura/ascolto?
Tento un’ipotesi di risposta e perdonate se invado temporaneamente campi di studi che non mi competono e per cui non sono qualificato, ma ho cercato di tenermi aggiornato.
Nel caso della lettura personale silenziosa ci troviamo di fronte prima di tutto all’elaborazione/computazione della lingua scritta che è composta di insiemi di fonemi, morfemi, parole e frasi legati fra loro da regole grammaticali e sintattiche che vengono poi rappresentate in significati e dunque in immagini e pensieri. Lo sforzo mentale è quello di ricostruire significati presenti nel testo a partire dall’elaborazione di stringhe lineari costituite da una successione segmentata di elementi discreti (le parole scritte sulla carta, per esempio). Sembra ormai acquisito dalla scienza neuropsicofisiologica che l’abilità di codificare e decodificare le parole scritte appartiene al dominio di sezioni topologiche dell’emisfero sinistro del cervello, deputato, tra le altre cose, alla codifica logico-analitica. Delle sue funzioni dunque fa parte tutto ciò che è in relazione con la lingua ( grammatica, sintassi, semantica) e con il pensiero, e dunque anche il leggere, lo scrivere, il contare, il fare calcoli… A questo livello, in assenza parziale o totale di acquisizioni grammaticali e sintattiche è difficile che il lettore si rappresenti non solo i significati del testo, ma anche le emozioni e i sentimenti che l’autore ha inteso comunicarci attraverso di esso. In altre parole l’analiticità della lettura silenziosa costringe l’attenzione verso la successione lineare dei singoli elementi discreti del testo scritto e quindi c’è sempre il rischio che quello che l’autore voleva dirci non sia compreso.
Nel secondo caso, quello della lettura ad alta voce da parte di un genitore o di un insegnante non formato a questo compito, non si producono passi avanti sulla via della comprensione del testo, al contrario potrebbe verificarsi che viene aggiunta ulteriore perturbazione cognitiva nell’ascoltatore per il fatto che il testo può diventare monotono, appiattito sulle parole, monocorde ed ha come conseguenza il rovinoso precipitare dell’attenzione con definitiva perdita del significato di quello che si sta leggendo/ascoltando. Chi di noi non ha avuto uno o più di tali insegnanti nella propria esperienza scolastica che vengono ricordati solo per l’enorme noia che ci hanno procurato le loro lezioni e le loro letture in classe?
E veniamo al terzo tipo di lettura, quella eseguita da un narratore.
Qui vi sono due componenti presenti nel testo scritto, direi “immanenti” in esso e che aspettano solo di essere rivelate: le voci che vogliono essere ascoltate ( come direbbe lo scrittore francese Pennac) e le emozioni. Entrambe vengono codificate nel cervello su piani topologici e funzionali diversi da quelli implicati nella lettura silenziosa.
L’ascolto della voce impegna i centri uditivi e le loro connessioni con il cervello destro che è altamente sviluppato per cogliere nella loro totalità contesti, tipi, configurazioni, movimento e strutture complesse. Un genere di comprensione affine all’olografia. L’emisfero destro dispone di facoltà cognitive straordinariamente elevate e domina perciò il sinistro nella comprensione delle dimensioni spaziali e in quelle che si collocano nella dimensione continua temporale, come la musica, oppure le forme visive e acustiche che evocano pensieri e immagini appartenenti al ricordare e alle sensazioni ed emozioni che vi si ricollegano. Dunque ascoltare con le orecchie è molto diverso dal leggere con gli occhi.
Per quanto riguarda le emozioni scopro l’acqua calda se dico della loro importanza per lo sviluppo dell’intelligenza e della personalità degli individui, specialmente dei bambini. Nelle emozioni è coinvolta l’amigdala e in generale la struttura limbica del cervello. L’amigdala funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi. Se non viene stimolata o viene resecata accade quel fenomeno psichico che i neuropsichiatri definiscono “cecità affettiva”. Questa ghiandola cerebrale comincia a rispondere agli stimoli informativi prima della neocorteccia, e cioè prima dei due emisferi cerebrali, il cosiddetto cervello pensante. Lascio ai neuroscienziati di completare eventualmente questa descrizione e ai pedagogisti di spiegare quale importanza abbiano le emozioni nei processi di apprendimento. Quello che m’interessa qui è di mettere in evidenza come una narrazione-lettura “professionale” stimoli ad una comprensione emotiva in una dimensione molto elevata, poiché il tono della voce, l’intensità, la pronuncia, il calore, il ritmo, le pause, il timbro, i silenzi stimolano l’attenzione, provocando, appunto, emozioni.
Abbandonarsi alle sensazioni generate dall’ascolto attiva dunque il sistema limbico, i centri dell’udito e l’emisfero destro che raccoglie e libera informazioni in bagliori e intuizioni, codificati e ordinati poi nell’emisfero sinistro che viene coinvolto anche dalla lettura silenziosa, in un processo dinamico e sinergico, prevalentemente di tipo inconscio, che coinvolge tutta la mente.
Queste componenti emotive intrinseche nella storia che viene letta sono state create dall’autore e si suppone che questo fosse il suo intendimento quando ha scritto il libro.
Collodi voleva certamente far ridere o piangere, far paura o stimolare la gioia quando ha scritto il suo Pinocchio. Questo è chiaro. Ha creato un contesto narrativo ricco di significati ed ha cercato di esprimerli attraverso l’uso sapiente di lessico, regole grammaticali e sintattiche , ecc. cristallizzate nella pagina scritta, come le note delle partiture musicali. Questa ricchezza andrebbe perduta se ci si ostinasse a concentrare l’attenzione solo sulle capacità di lettura silenziosa.
Naturalmente sto parlando di qualcosa che resta ancora enormemente oscuro alla comprensione scientifica: la complessità delle relazioni dinamiche e sinergiche fra vari stati e livelli cerebrali, ma che se non altro dal punto di vista pragmatico, appare di tutta evidenza come il vero funzionamento della mente quando è in corso il fenomeno dell’apprendimento.
Il narratore di audiolibri, qualificato ad interpretare l’enorme numero di segni linguistici presenti in un testo, mette in evidenza l’oscillazione del linguaggio, le raffinatezze della punteggiatura e della sintassi, gli elementi visuali del testo come gli spazi bianchi, i corsivi, le parole in maiuscolo, le pronunce e le dialettizzazioni, ecc. , tutto quello che generalmente viene dato per scontato nella lettura silenziosa del testo stampato.
Così facendo e catturando lo stile narrativo unico ed originale dell’autore egli attraverso la sua voce genera emozioni senza però mai apparire in primo piano, in un dialogo costante col testo e con l’autore nel rispetto il più possibile assoluto delle scelte narrative e letterarie di quest’ultimo. Ecco perché, forse, si produce quell’insight di cui dicevo all’inizio. Precondizione, naturalmente, e lo sottolineo ancora, l’abilità nella lettura ad alta voce.
Insisto su questo perché capita molto spesso che i lettori professionisti in Italia tendano ad “interpretare” eccessivamente il testo, proprio perché non hanno esperienza della relazione “intima” che c’è – nell’audiolibro – fra il narratore e l’ascoltatore, ma si pongono , allenati in esperienze soprattutto teatrali, su una sorta di palcoscenico.
Da questo punto di vista vi è la necessità di una formazione appropriata dei narratori per la realizzazione di audiolibri, cosa che non potrà mai avvenire se in Italia non si crea una vera e propria industria degli audiolibri così come la troviamo, prosperosa, nei paesi anglosassoni, oppure se le associazioni come i centri del libro parlato per privi di vista si ostinano ad utilizzare soprattutto il contributo di lettori volontari senza preparazione alcuna per registrare le opere in audio per i loro affiliati. Il volontariato è naturalmente una bella cosa e aiuta moltissimo, tuttavia è certamente ancora lontano dagli standard di qualità necessari per ottenere quell’apprendimento accelerato della lingua e dei suoi contenuti di cui dicevo all’inizio. Come lettore professionale di audiolibri per i ciechi mi è stato riferito più volte da vari utenti delle mie letture che i tempi per la ritenzione mnemonica di contenuti , anche di una certa difficoltà, si sono letteralmente dimezzati rispetto alle letture fatte da volontari.
In conclusione vorrei dire che sarebbe necessaria una seria ricerca scientifica interdisciplinare sul campo per verificare le ipotesi di cui ho detto, specialmente intorno al tema dell’apprendimento linguistico tramite lettura e ascolto dello stesso testo in sincronia. Sono convinto che leggere un testo a stampa e contemporaneamente ascoltarlo dalla voce di un narratore generi un fenomeno analogo alla “profondità di campo” nella visione binoculare, e cioè: due punti di vista ( lettura e ascolto) sono meglio di uno solo; questa doppia informazione possiede una qualità cognitiva emergente non riscontrabile in nessuna delle due fonti prese singolarmente. Grazie.”

(*)

Pinocchio Cap XII°

(Potete ascoltare questo capitolo nella pagina-autore di Collodi)

Il giorno dipoi Mangiafoco chiamò in disparte Pinocchio e gli domandò:
– Come si chiama tuo padre?
– Geppetto.
– E che mestiere fa?
– Il povero.
– Guadagna molto?
– Guadagna tanto, quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca. Si figuri che per comprarmi l’Abbecedario della scuola dovè vendere l’unica casacca che aveva addosso: una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga.
– Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui cinque monete d’oro. Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia.
Pinocchio, com’è facile immaginarselo, ringraziò mille volte il burattinaio, abbracciò, a uno a uno, tutti i burattini della Compagnia, anche i giandarmi: e fuori di sé dalla contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua.
Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontrò per la strada una Volpe zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt’e due gli occhi, che se ne andavano là là, aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di sventura. La Volpe che era zoppa, camminava appoggiandosi al Gatto: e il Gatto, che era cieco, si lasciava guidare dalla Volpe.
– Buon giorno, Pinocchio, – gli disse la Volpe, salutandolo garbatamente.
– Com’è che sai il mio nome? – domandò il burattino.
– Conosco bene il tuo babbo.
– Dove l’hai veduto?
– L’ho veduto ieri sulla porta di casa sua.
– E che cosa faceva?
– Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.
– Povero babbo! Ma, se Dio vuole, da oggi in poi non tremerà più!…

About the Author

 

Leave a Reply

728 x 90 banner

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi