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Abbiamo intervistato il Prof. Francesco Spena, insegnante di lettere presso la scuola media “G. Meli” di Bivona in provincia di Agrigento, sull’utilizzo degli audiolibri nella didattica.

Prof. Spena, ci può dire che cosa insegna nella sua scuola e come si pone nei confronti della lettura e dell’ascolto?

Insegno Lettere nella scuola media, quindi la mia attività si rivolge a preadolescenti, cioè ad alunni di 10-14 anni. I linguisti mi hanno fatto capire che per insegnare una lingua bisogna far apprendere agli studenti le abilità di ascoltare, parlare, leggere e scrivere. A queste bisogna aggiungere la capacità di riflessione su di esse attraverso lo studio della grammatica. Le abilità linguistiche hanno la caratteristica di interagire tra loro. Quindi, partendo da un’abilità base (la lettura), è possibile attraversarle tutte e quattro. Tuttavia bisogna tener conto che ciascuna abilità ha caratteristiche e specificità proprie. La ricerca psico-pedagogica e l’esperienza mi hanno anche insegnato che non c’è apprendimento vero se non si tocca la sfera emotiva del soggetto che apprende.
Quest’ultimo punto (le emozioni) è di importanza straordinaria. Mi sono chiesto più volte se un’interpretazione orale “professionale” di un testo letterario stimoli, appunto, una migliore comprensione emotiva della storia o della poesia e dunque del testo. Secondo me induce una comprensione emotiva in una dimensione molto elevata, poiché il tono della voce, l’intensità, la pronuncia, il calore, il ritmo, le pause, il timbro, i silenzi stimolano l’attenzione, provocando emozioni. Ricordo quello che ha scritto a questo proposito Maria Cristina Castellani (insegnante e ricercatrice nel campo della pedagogia interculturale): “Abbandonarsi alle sensazioni durante l’ascolto attiva l’emisfero destro che raccoglie e libera informazioni in bagliori e intuizioni, codificati e ordinati poi nell’emisfero sinistro”2.

In che modo è entrato in contatto con il sito www.ilnarratore.com e con le sue opere in audio?

Mi sono avvicinato al sito de il Narratore casualmente, navigando in Internet, partendo dai presupposti a cui ho fatto cenno sopra. Dopo uno studio iniziale mi sono organizzato nel seguente modo: ho scaricato le produzioni in audio, le ho masterizzate ed ho utilizzato i CD a scuola, organizzando un laboratorio di ascolto come momento integrante dell’antologia della storia della letteratura. Partendo dai bisogni formativi degli alunni ho quindi elaborato delle Unità di Apprendimento sulla poesia: Poesie da ascoltare – Poesie da tradurre – Poesie da leggere – Poesie nel tempo.

Potrebbe essere più preciso riguardo alla produzione dei CD di cui dice? Ha fatto dei CDMP3 o dei CD audio?

Ho masterizzato all’inizio dei CD audio, ma ritengo molto più mirati allo scopo i CDROM, o – come si suole dire – i CDMP3, che contengono molte più opere e anche i testi e le immagini. Lo studente che apprende impegna contemporaneamente due canali percettivi, quello acustico e quello visivo. A mio avviso su questo punto bisogna lavorare molto, soprattutto se teniamo presente la differenza esistente tra ascolto televisivo e ascolto radiofonico.

Che significa “poesie nel tempo”?

Significa analisi di poesie omogenee per espressione lirica e per tema, scritte da autori di diverso periodo storico. L’approccio permette la conoscenza diacronica della lingua, delle tecniche compositive e della cultura nelle diverse epoche.

In pratica ha creato ex novo dei moduli d’insegnamento della lingua italiana basati sull’ascolto di registrazioni di letteratura ad alta voce?

Sì, il progetto ha tutte le caratteristiche per essere proposto come modulo di insegnamento/apprendimento della lingua. Sto perfezionando, infatti, il modo più giusto per utilizzare i CDMP3 come supporto di base per la mia antologia di italiano nella sezione dedicata allo studio del testo poetico.

Ci può dare qualche dettaglio di questo suo progetto?

Detto molto sinteticamente il modulo d’insegnamento consiste in:
analisi diacronica della lingua;
analisi contrastiva (italiano/dialetto – italiano/lingua 2);
analisi delle figure retoriche delle poesie;
analisi comparativa tra linguaggio musicale e linguaggio poetico;
contestualizzazione storica e sociale delle tematiche presenti nei testi poetici.

Tutti questi tipi di analisi che lei cita sono eseguiti in questo ordine temporale?

No. Le tipologie di analisi che ho indicato non solo non seguono la classificazione elencata, ma non sono neanche esaustive. Nella scelta dei testi poetici uso dei criteri diversi. Per esempio: scelgo i testi basandomi sulla omogeneità, oppure sulla gradualità (dal semplice al complesso); la scelta, a volte, può essere fatta per insegnare un elemento linguistico nuovo oppure per passare dal suono al significato.

E cosa ci può dire sulla metodologia usata?

L’approccio ai testi poetici è avvenuto con criteri ben precisi (poesie per tema, poesie per autore, poesie per voce recitante, poesie nel tempo) e in fasi diverse:
• pre-ascolto (ascolto motivazionale);
• ascolto (ascolto e comprensione);
• ri-ascolto (ascolto con lettura del testo);
• post-ascolto (ascolto, lettura del testo e produzione di nuovi contenuti).

Una strategia didattica efficace che ho sperimentato nello studio della poesia è stata quella di partire dalla canzone d’autore (cito soltanto Fabrizio De André).
Per rendere più significativa l’iniziativa e per dare visibilità all’attività, ho organizzato, a conclusione dell’anno scolastico, delle rappresentazioni teatrali proponenti gli spaccati di vita contenuti nei testi poetici. Le più significative sono state “Cantata per la festa dei bambini morti di mafia” (testo di Luciano Violante), “Da Granada alla Luna”, un viaggio con Federico Garcia Lorca per scoprire altre culture attraverso la poesia, la musica, il canto e la danza, “Ritorno alla memoria. Danza e poesia degli indiani d’America”, “Viaggio nell’Africa Nera”.

Com’è il “contesto” in cui fa ascoltare in classe i CD? Cioè come sono disposti gli alunni rispetto alla fonte sonora, richiede il silenzio assoluto oppure no, li discute prima e dopo, ecc.? E in quale modo usa il testo scritto? Prima dell’ascolto, durante l’ascolto o dopo l’ascolto?

La voce dell’attore è una guida per suscitare sensazioni intensamente piacevoli e il volume non è mai troppo alto. L’ambiente è isolato e poco esposto ai rumori. L’ascolto avviene con una luce naturale e discreta, in modo da consentire la scrittura senza nessun disturbo. Gli alunni, muniti di quaderno degli appunti, si siedono comodamente a cerchio a un metro circa tra loro, si danno le spalle: la fonte sonora viene posta al centro e però l’ascolto ottimale dovrebbe essere in cuffia. Il docente, da un angolo dell’aula, introduce, controlla e guida all’ascolto.
Col pre-ascolto viene comunicato lo scopo per cui si ascolta, si creano aspettative e si stimolano anticipazioni, si discutono con gli allievi i ruoli attivi all’interno del processo di ascolto. Quasi mai, tranne per qualche motivo mirato, viene distribuito il testo scritto.
L’ascolto si svolge nel massimo silenzio, anche questo il più delle volte senza testo scritto. Gli alunni fissano sensazioni, idee; scrivono tutto ciò che vedono con l’occhio della mente, prendono appunti, disegnano.
Con il ri-ascolto il testo viene ascoltato più volte con testo scritto. Gli alunni annotano i tratti prosodici, rispondono a domande strutturate, individuano parole-chiave, eccetera.
Anche il post-ascolto si effettua con testo scritto. Gli alunni socializzano quanto annotato. Comunicano rime, ritmi, allitterazioni, figure retoriche, aree semantiche e altri elementi peculiari del testo poetico. Ricostruiscono collettivamente, sotto la guida del docente, il significato del testo ascoltato. Ciascuno comunica le proprie emozioni e le associazioni fatte con il proprio vissuto esperienziale. A seconda delle finalità e del tipo di ascolto viene poi effettuata una lettura-recitazione del testo da parte degli stessi studenti. Quindi l’uso del testo scritto varia di volta in volta a seconda delle finalità d’ascolto e delle difficoltà del testo poetico. Tengo a precisare, però, che è fondamentale l’utilizzo del testo scritto in fase di ri-ascolto, perché vengono attivati nel discente vari processi cognitivi, come, ad esempio, una migliore comprensione e una maggiore memorizzazione.

Come riesce ad avere un’idea dell’impatto emotivo sui ragazzi dei testi ascoltati?

Ovviamente il grado di emozione non è misurabile. Tuttavia mi fondo sull’“osservazione occasionale”: esclamazioni di conferma, produzioni spontanee, dialoghi informali (“professore, lei mi ha trasmesso la malattia della poesia”, ecc.), richieste varie di riascolto. Ma anche sull’“osservazione sistematica”, qualità e quantità degli interventi, qualità dei commenti e delle riflessioni nelle prove di verifica ufficiali. Infine sulla “rilevazione scientifica”, cioè la costruzione di griglie ad hoc a risposta chiusa, per individuare l’indice di gradimento.

Riesce anche a valutare se vi è una maggiore propensione degli studenti alla lettura di libri attraverso l’ausilio dell’ascolto?

Sì, ho potuto sperimentare, in forma empirica, che l’ascolto serio e motivato di testi adeguati avvicina gli studenti alla lettura dei libri. Potrei raccontare vari episodi a sostegno della mia affermazione.

Come riesce ad apprezzare i risultati dal punto di vista della capacità linguistica acquisita dagli studenti?

Beh, constato un miglioramento nella lettura espressiva e nella dizione, riduzione di errori ortografici causati dall’interferenza del dialetto, maggiore conoscenza attiva e passiva di vocaboli, attenzione più attiva in fase di ascolto.

Per concludere, mi sembra di aver capito che lei è un estimatore degli audiolibri, in particolare per il loro uso nella didattica, è così?

Sicuro, anzi colgo l’occasione per manifestare il mio apprezzamento per la vostra coraggiosa iniziativa. Il Narratore sta percorrendo una strada ancora poco considerata, anche a livello scientifico. Eppure l’audiolibro credo che possa essere ritenuto uno strumento valido non solo per combattere la dislessia o aiutare i privi di vista, ma anche per limitare il dilagante, ahinoi, analfabetismo di ritorno.
Più canali percettivi vengono coinvolti in fase di apprendimento e più efficace e duraturo risulta l’apprendimento stesso. Ci sono laboratori che vengono predisposti appositamente affinché l’alunno possa apprendere utilizzando diversi canali percettivi. Per esempio viene preparata l’aula laboratorio con proiettore di diapositive, con stereo, con vasi di fiori profumati. In questo contesto l’alunno, ben motivato, apprende attraverso il canale acustico, visivo, olfattivo. Come dice Maria Cristina Castellani: “La memoria conserva suoni, parole, figure, odori che si trasformano in luci e pensiero”.

Lettori in cuffia. Scuola di base e alfabetizzazione
una testimonianza scritta da Loredana Perego (2012)

Leggere è un’abilità complessa e un processo costante; per questo è importante porre l’acquisizione di competenze di lettura e il loro potenziamento continuo come obiettivi iniziali e permanenti del processo formativo, in tutte le età.
L’educazione alla lettura è un impegno complessivo della scuola, in tutti i suoi gradi, e non è compito esclusivo dei primi anni di alfabetizzazione e in generale del docente d’italiano.
Nell’istruzione tradizionale è attribuita eccessiva importanza agli aspetti di decodifica, che rafforza negli alunni l’identificazione tra lettura e decifrazione, a scapito di un’attivazione di strategie diversificate che aiutino una migliore comprensione. Si crea inoltre un circolo più vizioso che virtuoso, per cui si svolge volentieri un’attività in cui si è competenti o ci si scoraggia nel momento in cui si incontrano difficoltà. Chi ha patito un apprendimento alla lettura faticoso e difficile stenta a migliorare e a diventare un lettore capace. È compito della scuola assicurarsi che avvenga l’incontro tra la lettura e il lettore, un lettore in grado di leggere e di comprendere, così che, una volta che questi abbia imparato, possa diventare un lettore abituale, anche al di fuori della scuola, e formarsi per la vita.
Purtroppo, nel migliore dei casi, la scuola riesce a creare persone con il possesso di strumenti per leggere, ma che non diventano dei veri lettori. Riuscire a insegnare la lettura a un bambino vuol dire promuovere la sua formazione, non perché debba diventare necessariamente una persona colta, ma perché diventi una persona connessa con gli altri e con se stessa, in grado di “raccontarsi” e di “conoscersi”. Inoltre la correlazione tra le materie di studio e le abilità di lettura rende ancor più evidente come la lettura risulti di fondamentale importanza in rapporto al successo scolastico e formativo.
Nelle scuole di ogni ordine e grado esistono momenti destinati all’acquisizione di strumenti per la lettura, ma dovrebbero esistere anche momenti non finalizzati a un controllo o a un riscontro valutativo. Questi ultimi non solo non sono stati previsti, ma spesso sono stati deplorati e penalizzati dalla scuola. Io penso invece che per promuovere la lettura tra i bambini e i ragazzi sia importante leggere ad alta voce, che servano uno spazio e un tempo adeguati, e sia indispensabile offrire dei modelli che li aiutino.
Da queste riflessioni e dall’osservazione di come, nelle scuole dove ho insegnato, anche ragazzi capaci fossero in difficoltà a causa della lettura, mi è venuta l’idea di realizzare un laboratorio di audio-lettura: si tratta di un approccio che, utilizzando due canali percettivi (occhi e orecchie), favorisce lo sviluppo di “una voce interiore della lettura”, incentivato, ovviamente, in questo dalle voci di esperti narratori di audiolibri.
Nella nostra scuola secondaria di primo grado ci dedichiamo in particolar modo ai ragazzi di classe prima che ancora leggono stentatamente e che dovranno affrontare libri di testo molto al di sopra delle loro capacità. Ritengo infatti che la prima regola per promuovere la lettura sia quella di rimuovere gli ostacoli che la rendono ostica e “sgradita”.
Per questo motivo, dopo aver verificato i livelli di competenza, raccogliamo i ragazzi in difficoltà e spieghiamo loro qual è l’intento dell’esperienza da realizzare. L’impatto è difficile: i ragazzi, provati dalla lettura, temono il nuovo incontro, però sono felicemente sorpresi di trovarsi di fronte gli audiolibri, di essere “in cuffia”, con un luogo e dei tempi a loro misura. Dopo il momento iniziale facciamo un’intervista sul loro incontro con la lettura, su che cos’è e a che cosa serve, e soprattutto chiediamo se ritengono di voler migliorare. L’importanza della motivazione personale è evidente; e così inizia “Lettorincuffia”.

Obiettivo del progetto:
• Migliorare la tecnica di lettura per favorire lo studio e avviare al piacere di leggere.

Metodo:
• Ascolto di audiolibri di narrativa e lettura del libro corrispondente all’ascolto.
• Prestito a casa.
• Esercitazioni di auto-apprendimento con risorse selezionate.
• Giochi e allenamenti di decodifica.
• Scelta di tecniche di lettura secondo gli obiettivi formativi.

Rivolto a:
• Massimo 12 alunni per gruppo, per un’ora alla settimana.

Gli audiolibri che possediamo sono stati attentamente selezionati e tutti hanno il libro corrispondente alla lettura che ne fa la voce narrante. La fedeltà tra voce e testo è molto importante, perché è la voce narrante che offre quei gruppi di senso che la lettura comunica, facilitandone l’assimilazione. Le voci narranti appropriate (anche l’accento deve essere credibile: non si può leggere con accento romanesco Il richiamo della foresta!) favoriscono lo sviluppo dell’attenzione e della capacità di ascolto, fanno immedesimare nella storia, potenziando quella capacità di interpretazione del testo che lo sforzo di decodifica usualmente non consente.
Nell’ora di “Lettorincuffia” i ragazzi sono dentro i loro mondi immaginari, curiosi di procedere nella storia che li vede protagonisti, desiderosi di imitare quella voce che risuona dentro di loro, finalmente non svogliati e non demotivati.
All’ascolto reiterato si alternano giochi ed esercizi di ginnastica oculare, per lasciare che l’audio-ascolto abbia un tempo di assimilazione e interiorizzazione.
Quando gli allievi si sentono pronti chiedono di poter leggere ad alta voce, ed è evidente che nella loro lettura “imitano”, con soddisfazione, la lettura che viene fatta nell’audiolibro. Nella maggior parte dei casi il risultato è di sicuro miglioramento, anche con letture diverse da quelle ascoltate. Spesso i nuovi lettori chiedono anche di fare una prova in classe con i compagni per provare la soddisfazione di leggere con proprietà e tono “giusti”.
Gli alunni si rassicurano a tal punto da desiderare anche una prova “pubblica” in classe, là dove precedentemente provavano vergogna: volerlo vuol dire che si sentono sicuri di non sommare un altro fallimento, ritengono di dimostrare che l’impegno ha portato ad una lettura “comunicabile” e con questo hanno aperto un nuovo rapporto con i libri, ma soprattutto con gli altri.
Quello che aveva tenuto lontani questi ragazzi dai libri era proprio quella difficoltà di decodifica che è stata allenata attraverso il doppio canale, potenziando la comprensione e la capacità di lettura. Gli studenti, in queste occasioni pubbliche, danno sempre una buona dimostrazione del livello raggiunto, gli altri insegnanti si complimentano e ne vedono i risultati in tutti gli ambiti, compresi quelli dello studio di altre materie; e infatti viene riconosciuto il valore dell’esperienza, che viene ripetuta anno dopo anno. Nel 2012 alcuni dei ragazzi “Lettorincuffia” si sono proposti come lettori ad alta voce durante la Giornata Mondiale del Libro, che nella nostra scuola è dedicata a scambi di lettura tra studenti, ma anche tra genitori e figli.
La sorpresa è stata grande! Gli allievi hanno letto con correttezza e proprietà e hanno offerto ai genitori presenti un vero saggio di abilità, con reciproca soddisfazione.
L’esperienza di “Lettorincuffia” è stata, da tutti i punti di vista, veramente importante; i vantaggi sono davvero grandi rispetto al minimo sforzo organizzativo e di spesa, a patto che gli audiolibri siano letti da narratori qualificati. Un audiolibro fatto male, infatti, non realizza gli obiettivi proposti.

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