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Dopo esserci concentrati sulla scelta delle attrezzature e su come progettare il nostro home studio, iniziamo a preparare la registrazione del nostro primo audiolibro.

Oggi affrontiamo due temi:

  • La scelta di registrare da soli
  • Dizione e pronuncia

Come sempre… Buona lettura e buon ascolto dalla redazione de il Narratore!

 

One-man/woman-show
A differenza della scrittura la registrazione di audiolibri non è mai stata, nel passato, un’attività solitaria.

Ancora oggi molti narratori registrano in studi esterni insieme con altre persone: il regista, il produttore, l’ingegnere del suono o il fonico, l’editor; tutte figure professionali importanti e attive, soprattutto nella produzione anglosassone di audiobooks.

L’ingegnere del suono si occupa di attrezzare lo studio, di configurare tutte le apparecchiature, specialmente i software audio, partecipa alle sessioni di registrazione, ecc.

Il regista, il produttore o l’editore – che spesso, nelle piccole case editrici sono la stessa persona – impostano il tipo di lettura da eseguire, accertano che non ci siano errori durante la registrazione, fanno il controllo di qualità finale e così via.

L’editor interviene nella fase di editing del registrato, nella post-produzione, ecc. Ciascuna di queste figure professionali può anche svolgere il ruolo di ‘accompagnatore’ del narratore durante le lunghe ore di registrazione di un romanzo o di un saggio, a patto che sia a conoscenza (tanto quanto il narratore) del contenuto del testo da leggere e stia attento agli eventuali errori di lettura: in altre parole monitorizzi costantemente la lettura e la registrazione; un lavoro di grande pazienza.
Ma, come ho detto nel capitolo precedente, la tendenza generale sia negli Stati Uniti sia in Europa è quella di affidarsi sempre più alle capacità di un one-man/woman-show, cioè di un narratore professionista che sia in grado di riunire in se stesso (quasi) tutte quelle competenze e di lavorare in autonomia nel suo Home Studio. Dunque è possibile realizzare un audiolibro da soli, e su questo è incentrato questo libro.

Consiglio tuttavia di pensare (quanto meno nell’iniziare questa attività) a una persona di fiducia che possa seguirvi, se non altro per il controllo della corrispondenza fra quanto registrate e il testo a stampa, vi possa fermare quando fate degli errori o quando sente dei rumori che entrano nel microfono, e così via. Una persona amica, appassionata quanto voi della lettura ad alta voce, che vi segua per un tratto del vostro percorso artistico e, con il suo costante controllo, vi faccia risparmiare tempo.

Sapete quante volte accade che si legga una parola, una frase o un nome che non corrispondono a quanto è scritto sulla pagina? E quanto tempo si perda solo per ri-registrare quanto è stato sbagliato?

Solo dopo aver preso confidenza con tutte le operazioni necessarie per realizzare audiolibri, e quindi dopo varie registrazioni, è possibile affrontare questa esperienza artistica in completa autonomia.

 

Dizione e pronuncia
Dizione, pronuncia, articolazione fonetica, ortoepia, ortofonia e altri concetti analoghi, sono tutti termini che indicano il modo di emissione dei suoni vocali, e sicuramente un buon narratore, prima o poi, ha avuto a che fare con questi elementi nelle sue performance orali.
Personalmente sostengo che una buona dizione e una buona pronuncia delle parole siano indispensabili per realizzare un audiolibro di qualità, ma quando dico ‘buona’ non intendo ‘perfetta’ (la perfezione non è di questo mondo, si dice…), e mi dolgo quando delle ottime voci sembrano prestare troppa attenzione alla pronuncia di ogni singola parola, dato che, quasi certamente, l’ascoltatore delle loro opere ne verrà condizionato negativamente. In altri termini, il fissarsi maniacalmente sulla dizione di ogni sillaba del testo da leggere ha poi come risultato una performance artificiosa e ‘fredda’, priva di spirito vitale.

Focalizzare troppo l’attenzione sulla perfetta pronuncia delle sillabe in lunghe sessioni di registrazione (per esempio con la lettura di un romanzo di quattrocento
pagine) fa perdere quasi sicuramente la fluidità necessaria per comunicare all’ascoltatore il vero intento dell’autore, le emozioni contenute nel testo e i suoi significati più profondi, generando così una ‘retorica’ della lettura che ha ben poco a che vedere con la bellezza di una storia narrata oralmente.
La dizione (e la pronuncia) di Roberto Benigni, di Marco Paolini, di Ascanio Celestini, Paolo Rossi, per non dire di Dario Fo e di tanti altri meravigliosi attori italiani, è sempre caratterizzata da imperfezioni, da dialettismi, da accenti scorretti e così via, ma il pubblico è comunque affascinato dalle capacità affabulatorie di questi artisti, dal ‘modo’
in cui raccontano le loro storie. Il loro flusso narrativo è piacevole, costante, armonico, coinvolgente, carico di ricche tensioni espressive.

Secondo me, quindi, non è così indispensabile che ogni sillaba sia letta conformemente all’accentazione o all’apertura o chiusura vocalica che ne dà il dizionario; i difetti possono essere anche molti, e nei limiti del possibile sarebbe bene eliminarli, ma se ne rimane qualcuno sparso qua e là nel corso della lettura, non è la fine del mondo…
semmai diventa un indicatore della provenienza geografica del narratore (settentrionale, toscana, romana, napoletana, siciliana, ecc.) che non disturba per niente un ascoltatore tutto preso dalla storia che viene raccontata. Sicuramente qualche avvertito ascoltatore sentirà alcune imperfezioni di dizione anche in questa mia lettura, ma tant’è…; i più bravi saranno perfino in grado di scoprire la mia radice regionale.
Detto questo, è evidente come sia necessario uno studio preliminare di dizione e diverse esercitazioni della corretta pronuncia, soprattutto delle vocali (aperte e chiuse) e di alcune consonanti (S e Z in particolare); ciò è indispensabile per chiunque desideri mettersi alla prova come narratore di audiolibri.
Su questa tematica è possibile trovare in Internet un po’ di tutto: manuali di pronuncia, dizionari con possibilità di ascoltare con un click la giusta dizione di una parola, veri e propri corsi online, ecc. Dopo anni di ricerche e di valutazioni (naturalmente del tutto soggettive) ne ho sperimentato personalmente la validità. Pertanto non mi dilungo troppo su questo tema; do per scontato che questo lavoro preliminare sia comunque stato fatto e
lascio alla vostra personale ricerca la possibilità di trovare le migliori soluzioni per affinare anche questo requisito della lettura ad alta voce.
Un unico consiglio: quando state facendo la prima lettura silenziosa di un testo che desiderate registrare è bene che vi appuntiate a matita, sopra o accanto alle parole scritte, tutte le indicazioni che vi sembrano necessarie per leggere correttamente accenti, consonanti, dittonghi, e tutte le altre componenti orali su cui avete incertezza. Come nell’esempio seguente (notate gli accenti):
“Ecco dunque l’insulare città dei Manhàttoes, cinta di banchine come le isole caraìbiche da
scoglière di coralli: il commercio la avvolge con la sua risacca. A destra e a sinistra le strade
conducono tutte verso l’acqua. La punta estrema della città è la Bàttery, la cui illustre mole è
bagnata dalle onde e rinfrescata dalle brézze (z sonora) che solo poche ore prima erano fuori
vista da terra. Guardate le fòlle di quelli che contemplano l’acqua. Fate un giro per la città in un
sognante pomeriggio domenicale.” (da “Moby Dick” di Herman Melville)

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