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Continua il nostro viaggio alla scoperta dei segreti indispensabili per registrare audiolibri in Home studio. Oggi affrontiamo il problema dei diritti d’autore e approfondiamo l’importanza della lettura “silenziosa” del testo prima della registrazione.

Buona lettura e buon ascolto a tutti!

La reazione de”il Narratore”

Il problema dei diritti d’autore

Avete dunque scelto il libro che volete leggere ad alta voce e pubblicare in audiolibro!
Però… attenzione! Ancor prima di cominciare a studiarlo e a registrarlo dovete essere certi del tipo di proprietà intellettuale che grava sul testo. Se siete voi stessi l’autrice/l’autore del testo allora non ci sono problemi. Così pure se il testo è di ‘pubblico dominio’, cioè i diritti gravanti su di esso sono decaduti dopo 70 anni dalla morte dell’autore (questo perlomeno in Italia e in altri paesi). Se si tratta di Manzoni o di D’Annunzio non c’è problema, ma se volete registrare un’opera di Pavese o di Calvino, che sono morti meno di 70 anni fa, allora dovete richiedere l’autorizzazione per pubblicarli in audio ed eventualmente pagare le royalties ai detentori dei diritti o alla
SIAE. Lo stesso con le traduzioni in italiano di testi stranieri qualora il traduttore non sia deceduto da oltre 70 anni.
La materia è assai complicata e controversa e purtroppo si dà il caso che in Italia regni sovrana la confusione sui livelli di competenza e responsabilità rispetto al copyright. Per non incorrere in errori ed evitare eventuali sanzioni è bene che siate tranquilli e sicuri sui vincoli riguardanti la proprietà intellettuale del testo che state per registrare. Sarebbe proprio un guaio trovarsi di fronte all’impossibilità di pubblicarlo, dopo il lungo lavoro che avete fatto, solo perché non avete l’autorizzazione o la licenza! Rivolgetevi alla casa editrice che lo ha stampato o a un consulente esperto in diritti d’autore. Se non riuscite a ottenere l’autorizzazione per il testo che avete scelto, è bene che lo cambiate e ne scegliate un altro su cui siete sicuri che non ci sia alcun gravame legale.

Leggere silenziosamente il libro

La preparazione del narratore parte ovviamente da una prima lettura personale silenziosa del testo, come quella di un lettore qualsiasi. Dovete essere certi di comprendere correttamente la struttura complessiva del libro, la sua logica, ma anche il senso di ogni frase, approfondendo eventualmente con le note al testo di un’edizione critica; non dico di fare una vera e propria analisi narratologica, ma è bene avvicinarsi il più possibile alla comprensione d’insieme delle strutture narrative, degli attributi e dei ruoli dei personaggi.Già durante questa fase iniziano a formarsi delle idee più chiare sul ritmo, sul tono e sul ‘colore’ generali da adottare per la narrazione di tutto il libro. Se si è incerti per esempio sulla pronuncia di nomi o sul significato reale di alcuni passaggi del testo, potete
sempre contattare l’autore (se non siete voi stessi gli autori) o la casa editrice o fare della rapide ricerche in rete per ottenere le informazioni necessarie. Questo lavoro va completato con una seconda lettura – meglio se ad alta voce senza microfono – in cui anche i vari personaggi (o caratteri) siano meglio definiti, abbinando a ognuno un tono o un timbro di voce, o una cadenza o altre caratteristiche particolari. Si ‘colorano’ i caratteri e si prende accurata nota dei possibili problemi di dizione e pronuncia. In questa fase può essere utile ripetere a voce alta i passaggi più difficili per raggiungere la naturalezza necessaria, o decidere di cambiare il tono di una battuta se si trovano alternative più efficaci. Brani particolarmente indicativi dello stile narrativo dovrebbero essere registrati come bozza, per poterli riascoltare criticamente e capire se le scelte fatte funzionano bene. Il consiglio che vi do è quello di evidenziare con colori diversi le voci dei personaggi, di segnare gli accenti, di sottolineare i passaggi particolarmente impegnativi, e così via. In altre parole è necessario essere coinvolti nella storia prima di coinvolgere l’ascoltatore.
Le parole dell’autore sono… semplici parole e non hanno un significato attoriale ‘per sé’: ce l’hanno solo all’interno di quel particolare contesto narrativo e in quell’ambiente emotivo, e il narratore deve tener conto di ciò, intuire dove sta il ‘sottotesto’ per essere in grado poi di interpretarlo oralmente. Per esempio le parole finali del Moby Dick di
Melville: “Era la Rachel che andava incrociando in modo erratico e che, nel rifare la sua rotta in cerca dei figli perduti, finì per trovare solo un altro orfano.”, non hanno particolare natura emotiva in quanto singole parole scritte, ma nel contesto della storia di Melville assumono un tono e un’importanza emotiva straordinaria che solo
l’interpretazione del lettore (sia esso un lettore silenzioso o un narratore che le legge ad alta voce) può cogliere.

(Ascoltate questo breve brano letto da Piero Baldini, un narratore professionista di audiolibri. Notate che l’effetto emotivo è amplificato, in questo caso, anche dalla musica finale di sottofondo)
La sola interpretazione ‘intellettuale’ del significato di queste parole non è sufficiente per trasferire questo testo in una performance teatrale o in un audiolibro. In altre parole le emozioni, i feelings sono incorporati e nascosti dentro la sintassi del testo e il compito del narratore è quello di averne coscienza ed estrarli, per poi interpretarli con la voce. Quando ci si prepara per la lettura ad alta voce bisogna interrogarsi con domande del tipo: “Che cosa ‘sente’ questo personaggio? Come sta vivendo questa situazione in cui si trova? Qual è il suo stato emotivo?” e non solo “Cosa pensa?”. Ripeto che la ragione principale di queste letture di preparazione (gli americani le chiamano prep) risiede nel fatto di acquisire il ‘sottotesto’, cioè il tono emozionale del racconto e dei vari personaggi, non evidenziato dall’autore direttamente con parole. In questo modo il narratore, prima di registrare, ha già incorporato la trama emotiva ed è in grado di trasferirla al meglio con la voce ai futuri ascoltatori. Come si sa, suscitare emozioni è uno dei compiti fondamentali di un buon narratore e questo per varie ragioni che affronteremo in seguito nel capitolo sull’interpretazione. Qualora questo lavoro di preparazione non sia stato fatto è praticamente impossibile, nella fase successiva di registrazione, comunicare appropriatamente all’ascoltatore attraverso la propria voce le intenzioni e i significati (emotivi, simbolici, descrittivi) presenti nel testo autoriale. Esattamente il contrario di quanto invece hanno affermato alcuni attori italiani quando per la prima volta hanno registrato degli audiolibri. Conosco
casi di famosi attori cinematografici italiani che in alcune interviste insistono, compiaciuti, sul fatto di aver registrato i romanzi con letture a ‘prima vista’, basando questa loro opinione sulla spontaneità emotiva e la sorpresa che nascono nel lettore quando legge un libro per la prima volta. Proprio l’opposto di quanto ho affermato sopra,
e agli antipodi delle impostazioni artistiche delle migliori produzioni di audiobooks inglesi e americane!
Però attenzione! Fare delle annotazioni sì, ma senza esagerare! Evidenziare, sottolineare, colorare le parole o le frasi del testo con pennarelli vari per mettere in evidenza le varie connotazioni emotive e i sottotesti contenuti nel libro potrebbe anche rappresentare il rischio che, in fase di registrazione, si enfatizzi troppo, o addirittura non
ci si ricordi più il motivo di questo o quell’altro colore, di quelle sottolineature, con possibile perdita di fluidità della narrazione.

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One Comment

  1. Giovanni / 6 maggio 2016 at 5:35 pm

    Articolo molto interessante. Grazie di cuore

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