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Riproduciamo un articolo della pedagogista Rita Valentino Merletti apparso nel 2003 sul sito www.engheben.it/ che ci è apparso particolarmente illuminante.

Sull’utilità pedagogica della lettura ad alta voce, negli ultimi anni si è scritto molto e si rimanda dunque il lettore interessato all’argomento ai testi indicati in bibliografia. Ciò che importa sottolineare in questa sede non è tanto il modo in cui attuarla concretamente (è opinione di chi scrive che ciascuno deve saper trovare il proprio modo andando a ricercare la propria voce più autentica, partecipe e attendibile) quanto l’impegno che tale attività comporta.
Leggere ad un bambino vuol dire saper trasmettere insieme alla storia prescelta, un proprio modo di essere e di sentire. E’ l’autenticità dei sentire l’elemento che rende indimenticabile l’esperienza, non tanto o non solo la qualità della storia o la qualità tecnica della lettura. L’autenticità del sentire crea la relazione, lega l’esperienza ad un momento di comunicazione altamente affettivo, genera il desiderio di ripeterla.
Naturalmente, sotto il profilo specificatamente pedagogico, dalla lettura ad alta voce possono scaturire effetti positivi di vario tipo e di vario livello. Li elenchiamo brevemente:

• Aumento delle competenze linguistiche (ampliamento del vocabolario, miglioramento delle capacità espressive, ecc.)

• Consolidamento dell’intelligenza narrativa (o rafforzamento del senso della storia e cioè di quella capacità innata di organizzare il pensiero in termini narrativi secondo sequenze logico-temporali precise)

• Sviluppo della capacità d’ascolto e progressiva dilatazione del tempo di attenzione

• Acquisizione della capacità di creare immagini mentali sulla base del solo codice verbale (senza quindi il sostegno dell’immagine)
I risultati più interessanti e di più ampio respiro scaturiscono tuttavia dal grado di coinvolgimento dell’adulto, nella cura, nell’interesse e nella passione che pone non solo nel momento in cui legge, ma, soprattutto, in tutto quanto precede questo momento. Entrano in gioco elementi diversi, difficili da ridurre a semplici regole da manuale d’uso perché implicano un atteggiamento mentale e una disposizione d’animo di cui la lettura o il racconto sono solo una delle tante possibili manifestazioni. Molto brevemente si possono evidenziare i seguenti punti:

• Il saper creare un ambiente adatto per questo tipo di comunicazione, in ambito famigliare o in contesto scolastico. Si intende quindi sia una preparazione dell’ambiente fisico in cui la lettura verrà attuata (assenza di interferenze esterne, condizioni di luce ottimali, assenza di strutture che obblighino posture troppo rigide, ecc), sia un clima psicologico che prevede quiete, senso di complicità, di condivisione di un piacere che investe in ugual modo il lettore e l’ascoltatore. Un clima di assoluta sicurezza emotiva, da cui risultino privi di significato atteggiamenti inquisitivi apertamente didattici. Leggere insieme è un po’ come mangiare insieme un dolce al cioccolato: si assapora la dolcezza del momento senza interrogarsi troppo su quali ingredienti rendono l’esperienza così piacevole.

• Il saper coinvolgere il bambino in una attività apparentemente meno attraente di un gioco di plastica colorata o di un cartone animato con effetti speciali o di un video-gioco. Naturalmente la ‘seduzione’ della parola e del racconto ha tanta più probabilità di essere efficace quanto più parte da lontano. Si dovrebbe cominciare a coinvolgere il bambino nel gioco delle parole fin da quando è piccolissimo. Non a caso la tradizione ci ha consegnato una grande quantità di filastrocche, di rime, di scioglilingua fatti apposta per dare concretezza alle parole, per legare l’esperienza linguistica ai movimenti del corpo e imprimere quindi nella memoria corporea, non solo in quella (assai più labile) della mente la piacevolezza dell’esperienza

• La scelta del libro ‘giusto’. E’ questo il punto di maggior difficoltà. Se infatti in passato, in presenza di pochi libri, gli adulti potevano limitarsi a riproporre ciò che loro stessi avevano apprezzato e amato nella propria infanzia, oggi è necessario tener conto della concorrenza di altri mezzi di comunicazione e di ritmi di percezione decisamente mutati. Non è un compito facile per un non addetto ai lavori muoversi e compiere scelte avvedute tra gli oltre duemila libri che ogni anno vengono immessi sul mercato dei libri per ragazzi. Non è necessario conoscerli tutti, ma è necessario saper compiere delle scelte motivate.
(Rita Valentino Merletti, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Torino, ha perfezionato la sua preparazione negli Stati Uniti, studiando e lavorando presso il Simmons College, nell’ambito dei programmi di Master in Letteratura per l’Infanzia, e la Boston University nell’ambito della School of Education. In Italia collabora con le principali riviste di settore, è responsabile di numerosi progetti di educazione alla lettura e conduce corsi di formazione per insegnanti, bibliotecari, educatori e genitori)

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One Comment

  1. bullnbear / 6 Ottobre 2018 at 11:24

    Proporrò ai mei contatti questo blog

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